Pasquale's profileIL GIARDINO SIDERALEPhotosBlogListsMore ![]() | Help |
|
IL GIARDINO SIDERALESotto ogni maschera si cela un grande mistero, la parte più intima: la coscienza!
October 09 PRESAGIO
In te si fa profumo anche il destino. Che fa se il sole estraneo non illumina Non conta. Così sono più veraci Tutta tu convertita nel presagio Che fu di quell’enorme e così informe Le stelle insigni di lassù non guardano L’oscura eternità non è già un drago
Jorge Guillén (trad. Eugenio Montale) August 11 E QUINDI USCIMMO FUORI A RIVEDER LE STELLE
Ogni anno, dal 10 agosto, alzando lo sguardo al cielo, è atteso lo sciamare delle “perseidi”, meteore, chiamate anche “stelle cadenti”, che a contatto con l’ atmosfera terrestre vanno in combustione. Questo fascinoso fenomeno astronomico alimenta da sempre la poesia e la fantasia popolare. E le stelle cadenti non sembrano poi così diverse da tutte quelle “carrette” che spesso si spengono, con il loro carico di speranza, nel nero dei nostri mari, e il desiderio “arde e cade, perché si gran pianto … sfavilla”. In cielo la Via Lattea resta immacolata, e il suo candore è incorruttibile. Garane Garane scrive che “Il latte è Buono”. Sì, il latte è buono soprattutto a San Lorenzo, perché è bello sognare, e ancor di più poterlo realizzare un sogno. Il “gala” si cosparge dal “seno di Giunone”, ma, apparentemente, non si vedono dei attraversare la via del latte. Tuttavia ci sono ancora le antiche costellazioni, nate dai miti creati dagli uomini figli di stelle. Tutto ciò necessitava, non solo allora, di una spiegazione e ogni popolo, fin dai tempi più remoti, si affidò al Mito. Sette stelle, come “septem triones”, i sette buoi, come il carro di re David o di re Artù, un aratro, un mestolo, o una bara, e il viaggio sembrava concludersi,ma non era così, e non lo è tuttora. Gli uomini non scrutano più il cielo, almeno non come una volta, prigionieri ne “la caverna” o del proprio ego, mentre il mondo diventa sempre più stretto, come un pacchetto di sigarette e lo spazio una possibilità di conquista. Dove sono gli antichi miti, e le saghe stellari? Ci sono ancora Skywalkers, liberi viandanti del cielo? La curiosità, madre della conoscenza, è un impeto vagans innato in ogni individuo. Ma cosa ha spinto l’ uomo ad andare fuori dall’ orbita terrestre? Che cosa lo ha portato sulla Luna? Che cosa gli fa sognare Marte? La curiosità madre della conoscenza, o una sterile mentalità colonizzatrice? Intanto via internet si vendono terreni di Luna, il tutto nella legalità più assoluta, similmente alla fondazione dello Stato di Israele in Palestina, ma è esclusa la presenza di “lunari” incazzati, che recriminino la propria terra. È meglio, per ora, ritornare sulla Terra, suolo italico nel mio caso, a distrarsi un po’, magari accendendo la tv. C’è la quattromilanovecentocinquantasettesima puntata di “Beautiful”, l’ennesime corna di Brooke al povero “ironface” di Ridge che giungono in differita dall’ America. Stappata una coca-cola, dopo pochi sorsi, ecco che viene fuori il classico rutto, uguale in tutto il mondo … sì, uguale, ma nel senso sbagliato. Si è soliti considerare una diversità: il colore della pelle, la classe sociale, il reddito … sbagliato. Ritornando alle stelle, esse hanno ispirato, attraverso le costellazioni, miti differenti per ogni popolo; eppure lo stesso cielo ricopriva il mondo, e lo ricopre tuttora. In ciò consiste la diversità, intesa, appunto, come alterità culturale, e i nostri rutti globali ci impoveriscono dinanzi a questa vera ricchezza, che non è quella del petrolio né quella delle multinazionali, né tantomeno la superbia di chi si ritiene detentore di una verità assoluta, di chi impone la democrazia con la guerra. Costoro coincidono nell’autore del più grande e brutale atto terroristico dell’ umanità, datato 6 agosto 1945: a Hiroshima, quel giorno, venne sganciata la prima bomba atomica e morirono 140 mila persone, tutti civili, innocenti. Sono passati 62 anni da allora, e il carnefice non ha riconosciuto ancora la propria colpa, non ha mai chiesto scusa, però ha l’arroganza di etichettare altri come “terroristi”.
Sarebbe bello affondare per un momento nelle proprie radici, riscoprirsi un po’, come un figlio,che riconosce nel padre una parte fondamentale di se stesso, come se il rock, che accompagna il distendersi di queste righe, diventasse un jazz, che a sua volta muta in un blues, è come risalire la corrente di un fiume fino a percepire, sempre più intensamente, i ritmi ancestrali che risuonano a monte, è una contrazione necessaria, che però non implica nessuna implosione; coprire di nero tutti gli errori commessi “paint it black” rimanendo consapevoli di aver sbagliato e imparare da ciò, perché “tutti coloro che dimenticano il loro passato, sono condannati a riviverlo” ammoniva Primo Levi. Sarebbe necessario un “ restart again” , e sembrerebbe un po’ retorico tale proposito; infatti sono innumerevoli, nel corso della storia, le volte in cui davanti all’umanità si sia prospettata questa esigenza, ma non è stato mai facile mettere “punto e a capo”, cambiare pagina, sì, proprio così retoricamente. Non ci siamo mai riusciti,“ restart again” appunto. “E quindi uscimmo fuori a riveder le stelle” per costuire la nostra “stairway to heaven”, la scala verso il paradiso, per poter ritornare dove tutto ha avuto inizio, dal primo vagito, riprendendo il filo di una saga, non ancora conclusasi, cominciata “tanto tempo fa in una galassia lontana lontana”.
PASQUALE DI CHINNO July 24 Ricordando Baruffa"La morte non è l'ultima verità. Ci appare nera come ci appare blu il cielo, ma non annerisce la vita più di quanto l'azzurro celeste sporchi le ali dell'uccello." Rabindranath Tagore May 31 Il latte è buonointervista a Garane Garanegiulia gadaletaDiscendente di una stirpe reale, Garane Garane è nato in Somalia. Ha frequentato le scuole, dalle elementari al liceo scientifico, a Mogadiscio quindi si è trasferito a Firenze e poi a Grenoble dove ha conseguito anche la laurea in Lingua e Letteratura francese.Attualmente è direttore del Dipartimento di Umanistica della Allen University nella Carolina del Sud, USA.Ho incontrato Garane Garane a dicembre, in occasione della presentazione di Il latte è buono, il suo romanzo in lingua italiana edito da Cosmo Iannone nella collana Kumacreola. Garane Garane era a Roma, alla fiera della piccola e media editoria, in compagnia del nipote, un giovanotto somalo ma “meticcio”, come l’ha voluto definire lui. Fuori dalla saletta, stipatissima dagli studenti e dalle studentesse “multicolori” del corso universitario del professor Armando Gnisci, mi ha raccontato l’emozione di aver ri-trovato la propria mestra elementare, italiana ormai rimpatriata, tra le file di uditori. Con occhi lucidi di emozione ed un umorismo rilassante, mi ha raccontato del suo libro e di sè in questa intervista. A che periodo corrisponde l’inizio del romanzo, quando Shaklan Iman è ancora nel ventre della madre? È un passato, prima del colonialismo e prima del contatto con l’occidente: intorno al 1700, quando i somali avevano ancora la gloria. I somali hanno sempre avuto contatti con l’oriente, gli arabi, i persiani; anche i nomi sono venuti da altrove. La tribù di cui parlo, degli Agiuran, discende da donne, ma le donne come in tutte le religioni e in tutti i miti, hanno perso potere quando si è codificato tutto: Maria Maddalena ad esempio è al di fuori del cerchio perchè alcuni uomini pensavano che sapeva molto sul profeta Gesù. Shaklan Iman nasce in un posto in cui l’uomo fa il bello e il brutto tempo, nasce dopo ventiquattro mesi , resta a lungo per sentire, si forma all’interno della madre.
Si forma anche la sua coscienza e non solo il suo corpo… Sì lei ascolta e pensa che li dominerà, lei sa che la cultura si femminilizzerà... Questa donna viaggia attraverso il tempo, vede tutto. Le donne e gli uomini nel sistema clanico e nomadico avevano posizioni precise: Shaklan Iman è quella che rimescola i ruoli, che confonde. L’ho scelta perchè restando molto tempo nel ventre di sua madre è una donna eccezionale. Perchè tanta attenzione al mondo femminile? Volevo fare un inno alle donne somale: chi può in Africa parlare meglio di una donna, attraverso il suo corpo scalfito, distrutto... le donne africane sono sempre state diritte, gli uomini vacillano in Somalia; ancora oggi quelle che aiutano e che costruiscono scuole sono donne, mentre gli uomini mangiano il chad, la droga nazionale, o fanno i guerrieri.
Lei usa la metafora del cammello e dell’asino, cosa rappresentano? Non volevo usare nomi tribali. Volevo rappresentare i due poli della cultura somala: ho usato l’asino per certe tribù sedentarie del sud, prendendo l’idea dai democratici americani. Mentre ho usato il cammello per le tribù del nord e dell’occidente somalo. I somali sono discendenti di nomadi, e il nomade glorifica il cammello: se una donna è bella dicono che assomiglia ad un cammello. La Somalia è stata vittima dello scontro del cammello e dell’asino: c’è stata una guerra civile e il cammello rappresenta i nomadi che si sono insediati nelle città che gli asini non volevano perchè erano portatori di una cultura clanica. Gashan, il nipote di Shaklan Iman, si forma nelle scuole italiane di Mogadisco, poi arriva a Roma da studente universitario. Ha scelto l’Italia come la sua patria interiore ma al suo arrivo non la riconosce…. Lui conosceva la Roma dei libri, la Roma dei Cesari, di Muzio Scevola. Quando arriva a Roma lui si aspetta una metropoli moderna e invece quel che vede sono molte statue, gli sembra di vedere tutta la storia pietrificata: il suo stupore è anche legato al fatto che nella Somalia che ha lasciato non c’era nessuna statua perchè nei paesi mussulmani l’icona non si usa, nei tappeti persiani non vedi mai l’immagine di una faccia. E poi tante macchine e tanto caos: lui è un pò meravigliato e a disagio verso la cultura che l’ha plasmato a sua immagine e somiglianza. Quando Gashan arriva a Roma, si aspetta altre cose, il poliziotto italiano che lo riceve all’areoporto è un poliziotto meridionale, non ha mai visto un passaporto che viene da altrove, scritto in italiano; perchè la Somalia non aveva una lingua scritta, e nel passaporto c’è scritto “Repubblica Somala” e lui crede che sia falso e Gashan crede che il poliziotto sia un arabo: sono entrambi confusi, perchè Gashan parla italiano meglio del poliziotto.
Gashan mi sembra un personaggio molto autobiografico, è così? Uno scrittore africano non scrive solo perchè sceglie di scrivere; non è una cosa estetica soltanto, c’è sempre qualcosa che ci coinvolge e fa parte anche delle nostre vite: quindi è più o meno autobiografico, sì… Mi sembra che Il latte è buono voglia anche illuminarci sullo sguardo semplificato che gli occidentali hanno dell’Africa… Come diceva mio nonno il problema dell’Africa è che abbiamo accolto tutti, l’Africa è sempre stata un posto di accoglienza e anche oggi la Somalia accoglie tutti quei rifiuti nucleari ...
A che tradizione letteraria si rifà questo testo? Un somalo mi ha detto “Il tuo romanzo è un gabai”, una lunga litania filosofica. La struttura è tradizionale, italo-somala.... i somali nomadi raccontavano questa lunga storia che durava per pagine e pagine: quando ho cominciato a scrivere non ho potuto fermarmi prima di finirlo. I somali sono noti per l’arte del parlare, questo fa parte di quell’arte.
Lei ha scelto di scrivere Il latte è buono in italiano. A chi è destinato questo libro? L’ho scritto per gli italiani che ho amato nella mia infanzia. Da adulto ho voluto che gli italiani si ricordassero di quello che sono stati e di quello che sono e della Somalia che hanno visto in modo artificiale. I somali della mia generazione hanno ancora un atteggiamento romantico verso l’Italia: difendo sempre gli italiani quando sono all’estero, è vero che la loro politica è un pò strana... October 24 Il SuperuomoQuando Zarathustra venne nella città più vicina, che sorgeva accanto alla foresta, vide molta gente radunata sul mercato; poiché era stato annunziato che un uomo avrebbe ballato sulla corda. E Zarathustra così parlò al popolo "Io vi insegnerò cos’è il Superuomo. L’uomo è qualcosa che deve essere superato. Che cosa avete fatto per superarlo? Tutti gli esseri fino ad oggi hanno creato qualcosa che andava al di là di loro stessi: e voi invece volete essere la bassa marea di questa grande ondata e tornare ad esser bestie piuttosto che superare l’uomo? [...]Che cos’è la scimmia per l’uomo? Qualcosa che fa ridere, oppure suscita un doloroso senso di vergogna. La stessa cosa sarà quindi l’uomo per il superuomo: un motivo di riso o di dolorosa vergogna Ecco, io vi insegnerò a diventare Superuomini; il Superuomo è appunto quel mare, in cui si può perdere il vostro grande disprezzo. Nietzsche, Così parlò Zarathustra
August 31 Per quel generale desiderioPer quel generale desiderio di sapere che per natura tutti gli uomini hanno, per quello speciale godimento che alcuni ne derivano, prima di assumere l’onere del regnare, fin dalla nostra giovinezza abbiamo sempre cercato la conoscenza, abbiamo sempre amato la bellezza e ne abbiamo sempre, instancabilmente, respirato il profumo. Dopo aver assunto la cura del regno, sebbene la moltitudine degli affari di Stato richieda la nostra opera e le cure dell’amministrazione esigano grande sollecitudine, tuttavia quel po’ di tempo che riusciamo a strappare alle occupazioni ormai consuete, non sopportiamo di trascorrerlo nell’ozio, ma lo spendiamo tutto nell’esercizio della lettura, affinché l’intelletto si rinvigorisca nell’acquisizione della scienza, senza la quale la vita dei mortali non può reggersi in maniera degna di uomini liberi, e voltiamo le pagine dei libri e dei volumi, scritti in diversi caratteri e in diverse lingue, che arricchiscono gli armadi in cui si conservano le nostre cose più preziose.
FEDERICO II August 26 Quattro ragazzini
Quattro ragazzini hanno dato spettacolo, ieri 25 Agosto 2006, al teatro Mediterraneo di Foggia. Di chi sto parlando? Di Roby, Dody, Red, e Stefano; dei Pooh naturalmente! Il clima, che si respirava ieri sera al concerto, era proprio quello de "la grande festa". Il gruppo, in tournèe per festeggiare i "primi" quarant’ anni di carriera, si conferma pietra miliare della musica leggera italiana, proponendo, con i consolidati successi, nuove canzoni che bene sanno adattarsi alle nuove esigenze e ai nuovi costumi dei tempi; questo è il segreto di tanto successo, che permette ai Pooh di reclutare sempre nuovi fans, anche tra le nuove generazioni; notevole era infatti la presenza giovanile al concerto. Era straordinario vedere genitori e ragazzi cantare le stesse canzoni, come se quel repertorio musicale fosse un patrimonio familiare, che si tramanda da padre a figlio. 40 anni di musica, di emozioni, di storie, che si intrecciano con la ricerca di nuove sfide, tra le quali sono da menzionare le numerose iniziative di beneficenza. 40 anni, con l' augurio di tanti altri ancora, per dire: è bella la vita! Questa è la grande festa! Questa è la magia dei Pooh!August 24 Wish you were hereWISH YOU WERE HERE
So, so you think you can tell Heaven from Hell, August 06 Sul TempoSul tempo E un astronomo disse: Maestro Parlaci del Tempo. E ciò che in voi è canto e contemplazione dimora quieto entro i confini di quel primo attimo in cui le stelle furono disseminate nello spazio.
Kahlil Gibran April 20 Corpo di donnaCorpo di donna...(Venti poesie d’amore…, I)
April 16 Se dovessi scegliere
Se dovessi scegliere una reliquia della tua Passione
Madeleine Delbrel
March 12 Le RovineLE ROVINE
Per volere dei santi numi, Servio vi pose custodi della città di eterno spirito. La stessa Roma egemone scardinò la cinta; il Tempo impietoso, artefice di gloria, di rovina, e di sospiro inquieto, la logorò negl’anni.
Non vedete più il cielo. Oggi siete prigioniere di questa stazione, né la gente vi degna del suo sguardo: non c’è tempo, bisogna correre veloci a prendere la metro!
Oggetto di arredo per il McDonald’s qui a fianco. Vetri di bottiglia infranti, qualche mozzicone spento, la puzza di piscio, una targa affissa racconta la vostra storia; la memoria è preservata.
Questo è il vostro compenso, Povere vecchiette! A voi la dignitosa pensione, per voi che foste erette enormi fin lassù, dove volava la grande aquila reale. È inevitabile che il mio pensiero ritorni, come piccolo falco al suo nido ancestrale, all’antica città dauna, che di luce era il suo passato.
Le possenti mura, serravano fortemente la ben nota fama, che il fedele leone, dalla giovane criniera, si guadagnò contro il Sannio, nemico astuto, prima che la corona sveva edificasse la sua dimora sul colle più alto, e prima che il duomo di Nostra Signora Assunta fosse innalzato dagl’Angioini sul sangue saraceno.
Oggi le rovine, pennellate dal sangue del sole morente, cingono appena la grande fame di lavoro e la meschina indifferenza, che mal si nascondono, non solo per viltà, tra palazzi crollati e crollanti, appuntati e cementati, tra macchine sfreccianti sui viali ben sistemati, tra giovani ben vestiti e festanti nei pochi pub di questa città.
Pasquale Di Chinno
February 17 Voglia del nullaVoglia del nulla
Charles Baudelaire Triste mio spirito, un tempo innamorato della lotta, la Speranza il cui sperone attizzava i tuoi ardori, non vuole più cavalcarti! Giaciti dunque senza pudore, vecchio cavallo il cui zoccolo incespica a ogni ostacolo. Rassegnati, cuor mio: dormi il tuo sonno di bruto! Spirito vinto e stremato! Per te, vecchio predone, l'amore ha perduto il suo gusto, e l'ha perduto la disputa; addio, canti di ottoni e sospiri di flauto! Piaceri, desistete dal tentare un cuore cupo e corrucciato! L'adorabile Primavera ha perduto il suo profumo. Il Tempo m'inghiotte minuto per minuto come fa la neve immensa d'un corpo irrigidito io contemplo dall'alto il globo in tutta la sua circonferenza e non vi cerco più l'asilo d'una capanna. Valanga, vuoi tu portarmi via nella tua caduta? January 06 Se tu non parliSe tu non parli
Rabindranath Tagore Se tu non parli riempirò il mio cuore del tuo silenzio e lo sopporterò. Resterò qui fermo ad aspettare come la notte nella sua veglia stellata con il capo chino a terra paziente. Ma arriverà il mattino le ombre della notte svaniranno e la tua voce in rivoli dorati inonderà il cielo. Allora le tue parole nel canto prenderanno ali da tutti i miei nidi di uccelli e le tue melodie spunteranno come fiori su tutti gli alberi della mia foresta. |
|||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
|
|