Pasquale's profileIL GIARDINO SIDERALEPhotosBlogListsMore Tools Help

Pasquale Di Chinno

Occupation
Location
Interests
E l' odio vorrei poterlo dimenticare e, dimenticando tutto, la prossima volta davvero, ricominciare da capo.

IL GIARDINO SIDERALE

Sotto ogni maschera si cela un grande mistero, la parte più intima: la coscienza!

Photo 1 of 143

Sandbox

Loading...

LabPixies TV

Loading...

LabPixies Radio

Loading...

YouTube Video

Loading...
October 09

PRESAGIO

 

 

In te si fa profumo anche il destino.
Batte la vita tua non mai vissuta
dentro di me, tic tac di nessun tempo.

Che fa se il sole estraneo non illumina
queste figure da noi non sognate,
create sì, dal nostro doppio orgoglio?

Non conta. Così sono più veraci
che parvenze di luci inverosimili
negli scorci dell’obbligo e del caso.

Tutta tu convertita nel presagio
tuo, ma senza mistero!: un’irrompente
verità di assoluto ti sostiene.

Che fu di quell’enorme e così informe
pullulare di oscuro dal profondo,
sotto le solitudini stellate?

Le stelle insigni di lassù non guardano
la nostra notte che non ha segreti.
Resta tranquillo quel profondo buio.

L’oscura eternità non è già un drago
celeste! Le nostre anime conquistano
non viste una presenza tra le cose.

Jorge Guillén (trad. Eugenio Montale)

August 11

E QUINDI USCIMMO FUORI A RIVEDER LE STELLE

 

 

 

 

 

Ogni anno, dal 10 agosto, alzando lo sguardo al cielo, è atteso lo sciamare delle “perseidi”, meteore, chiamate  anche “stelle cadenti”, che a contatto con l’ atmosfera terrestre vanno in combustione.

Questo fascinoso fenomeno astronomico alimenta da sempre  la poesia e la fantasia popolare. E le stelle cadenti non sembrano poi così diverse da tutte quelle “carrette” che spesso si spengono, con il loro carico di speranza, nel nero dei nostri mari, e il desiderio “arde e cade, perché si gran pianto … sfavilla”.

In cielo la Via Lattea resta immacolata, e il suo candore è  incorruttibile. Garane  Garane  scrive  che “Il latte è Buono”. Sì, il latte è buono soprattutto a San Lorenzo, perché è bello sognare, e ancor di più poterlo realizzare un sogno.

Il “gala” si cosparge dal “seno di Giunone”, ma, apparentemente, non si vedono dei attraversare la via del latte. Tuttavia ci sono ancora le antiche costellazioni, nate dai miti creati dagli uomini figli di stelle. Tutto ciò necessitava, non solo allora, di una spiegazione e ogni popolo, fin dai tempi più remoti, si affidò al Mito. Sette stelle, come “septem triones”, i sette buoi, come il carro di re David o di re Artù, un aratro, un mestolo, o una bara, e il viaggio sembrava concludersi,ma non era così, e non lo è tuttora.

Gli uomini non scrutano più il cielo, almeno non come una volta, prigionieri ne “la caverna” o del proprio ego, mentre il mondo diventa sempre più stretto, come un pacchetto di sigarette e lo spazio una possibilità di conquista.

Dove sono gli antichi miti, e le saghe stellari? Ci sono ancora Skywalkers, liberi viandanti del cielo?

La curiosità, madre della conoscenza, è un impeto vagans innato  in ogni individuo. Ma cosa ha spinto l’ uomo ad andare fuori dall’ orbita terrestre? Che cosa lo ha portato sulla Luna? Che cosa gli fa sognare Marte? La curiosità madre della conoscenza, o una sterile mentalità colonizzatrice?

Intanto via internet si vendono terreni di Luna, il tutto nella legalità più assoluta, similmente alla fondazione dello Stato di Israele in Palestina, ma è esclusa  la presenza di “lunari” incazzati, che recriminino la propria terra.

È meglio, per ora, ritornare sulla Terra, suolo italico nel mio caso, a distrarsi un po’, magari accendendo la tv. C’è la quattromilanovecentocinquantasettesima puntata di “Beautiful”, l’ennesime corna di Brooke al povero “ironface” di Ridge che giungono in differita dall’ America.

Stappata una coca-cola, dopo pochi sorsi, ecco che viene fuori il classico rutto, uguale in tutto il mondo … sì, uguale, ma nel senso sbagliato.

Si è soliti considerare una diversità: il colore della pelle, la classe sociale, il reddito … sbagliato.

Ritornando alle stelle, esse hanno ispirato, attraverso le costellazioni, miti differenti per ogni popolo; eppure lo stesso cielo ricopriva il mondo, e lo ricopre tuttora. In ciò consiste la diversità, intesa, appunto, come alterità culturale, e i nostri rutti globali ci impoveriscono dinanzi a questa vera ricchezza, che non è quella del petrolio né quella delle multinazionali, né tantomeno la superbia di chi si ritiene detentore di una verità assoluta, di chi impone la democrazia con la guerra.

Costoro coincidono nell’autore del più grande e brutale atto terroristico dell’ umanità, datato 6 agosto 1945: a Hiroshima, quel giorno, venne sganciata la prima bomba atomica e  morirono 140 mila persone, tutti civili, innocenti. Sono passati 62 anni da allora, e il carnefice non ha riconosciuto ancora la propria colpa, non ha mai chiesto scusa, però ha l’arroganza di etichettare altri come “terroristi”.

 

Sarebbe bello affondare per un momento nelle proprie radici, riscoprirsi un po’, come un figlio,che riconosce nel padre una parte fondamentale di se stesso, come se il rock, che accompagna il distendersi di queste righe, diventasse un jazz, che a sua volta muta in un blues, è come risalire la corrente di un fiume fino a percepire, sempre più intensamente, i ritmi ancestrali  che risuonano a monte, è una contrazione necessaria, che però non implica nessuna implosione; coprire di nero tutti gli errori commessi “paint it black” rimanendo  consapevoli di aver sbagliato e imparare da ciò, perché “tutti  coloro che dimenticano il loro passato, sono condannati a riviverlo”  ammoniva Primo Levi.

Sarebbe necessario un “ restart again” , e sembrerebbe un po’ retorico tale proposito; infatti sono innumerevoli, nel corso della storia, le volte in cui davanti  all’umanità si sia prospettata questa esigenza, ma non è stato mai facile mettere “punto e a capo”,  cambiare pagina, sì, proprio così retoricamente. Non ci siamo mai riusciti,“ restart again” appunto.

“E quindi uscimmo fuori a riveder le stelle” per costuire la nostra “stairway to heaven”, la scala verso il paradiso, per poter ritornare dove tutto ha avuto inizio, dal primo vagito, riprendendo il filo di una saga, non ancora conclusasi, cominciata “tanto tempo fa in una galassia lontana lontana”.

 

 

                                                                                                                                           PASQUALE  DI CHINNO

July 24

Ricordando Baruffa

"La morte non è l'ultima verità. Ci appare nera come ci appare blu il cielo, ma non annerisce la vita più di quanto l'azzurro celeste sporchi le ali dell'uccello."

 
Rabindranath Tagore  
May 31

Il latte è buono

intervista a Garane Garane

giulia gadaleta

 

Discendente di una stirpe reale, Garane Garane è nato in Somalia. Ha frequentato le scuole, dalle elementari al liceo scientifico, a Mogadiscio quindi si è trasferito a Firenze e poi a Grenoble dove ha conseguito anche la laurea in Lingua e Letteratura francese.Attualmente è direttore del Dipartimento di Umanistica della Allen University nella Carolina del Sud, USA.

Ho incontrato Garane Garane a dicembre, in occasione della presentazione di Il latte è buono, il suo romanzo in lingua italiana edito da Cosmo Iannone nella collana Kumacreola. Garane Garane era a Roma, alla fiera della piccola e media editoria, in compagnia del nipote, un giovanotto somalo ma “meticcio”, come l’ha voluto definire lui. Fuori dalla saletta, stipatissima dagli studenti e dalle studentesse “multicolori” del corso universitario del professor Armando Gnisci, mi ha raccontato l’emozione di aver ri-trovato la propria mestra elementare, italiana ormai rimpatriata, tra le file di uditori. Con occhi lucidi di emozione ed un umorismo rilassante, mi ha raccontato del suo libro e di sè in questa intervista.

A che periodo corrisponde l’inizio del romanzo, quando Shaklan Iman è ancora nel ventre della madre?

È un passato, prima del colonialismo e prima del contatto con l’occidente: intorno al 1700, quando i somali avevano ancora la gloria. I somali hanno sempre avuto contatti con l’oriente, gli arabi, i persiani; anche i nomi sono venuti da altrove. La tribù di cui parlo, degli Agiuran, discende da donne, ma le donne come in tutte le religioni e in tutti i miti, hanno perso potere quando si è codificato tutto: Maria Maddalena ad esempio è al di fuori del cerchio perchè alcuni uomini pensavano che sapeva molto sul profeta Gesù. Shaklan Iman nasce in un posto in cui l’uomo fa il bello e il brutto tempo, nasce dopo ventiquattro mesi , resta a lungo per sentire, si forma all’interno della madre.

 

Si forma anche la sua coscienza e non solo il suo corpo…

Sì lei ascolta e pensa che li dominerà, lei sa che la cultura si femminilizzerà... Questa donna viaggia attraverso il tempo, vede tutto. Le donne e gli uomini nel sistema clanico e nomadico avevano posizioni precise: Shaklan Iman è quella che rimescola i ruoli, che confonde. L’ho scelta perchè restando molto tempo nel ventre di sua madre è una donna eccezionale.

Perchè tanta attenzione al mondo femminile?

Volevo fare un inno alle donne somale: chi può in Africa parlare meglio di una donna, attraverso il suo corpo scalfito, distrutto... le donne africane sono sempre state diritte, gli uomini vacillano in Somalia; ancora oggi quelle che aiutano e che costruiscono scuole sono donne, mentre gli uomini mangiano il chad, la droga nazionale, o fanno i guerrieri.
In Occidente, a causa delle differenze culturali, si vede solo l'aspetto esterno, quello del velo: tutta la storia delle donne africane e mussulmane è ridotto a cose esteriori. Mentre vedere dietro il tenue velo di Shakhlan significa capire che una donna non è prigioniera se non guida: può darsi che nella sua terra non ci siano abbastanza macchine, intere famiglie non hanno macchine! Le donne africane sono state viste come oggetti di studio piuttosto che come protagoniste: nel mio romanzo Shakhlan Iman influisce invece sulla situazione storica, economica e sociale.

 

 

 

Lei usa la metafora del cammello e dell’asino, cosa rappresentano?

Non volevo usare nomi tribali. Volevo rappresentare i due poli della cultura somala: ho usato l’asino per certe tribù sedentarie del sud, prendendo l’idea dai democratici americani. Mentre ho usato il cammello per le tribù del nord e dell’occidente somalo. I somali sono discendenti di nomadi, e il nomade glorifica il cammello: se una donna è bella dicono che assomiglia ad un cammello. La Somalia è stata vittima dello scontro del cammello e dell’asino: c’è stata una guerra civile e il cammello rappresenta i nomadi che si sono insediati nelle città che gli asini non volevano perchè erano portatori di una cultura clanica.

Gashan, il nipote di Shaklan Iman, si forma nelle scuole italiane di Mogadisco, poi arriva a Roma da studente universitario. Ha scelto l’Italia come la sua patria interiore ma al suo arrivo non la riconosce….

Lui conosceva la Roma dei libri, la Roma dei Cesari, di Muzio Scevola. Quando arriva a Roma lui si aspetta una metropoli moderna e invece quel che vede sono molte statue, gli sembra di vedere tutta la storia pietrificata: il suo stupore è anche legato al fatto che nella Somalia che ha lasciato non c’era nessuna statua perchè nei paesi mussulmani l’icona non si usa, nei tappeti persiani non vedi mai l’immagine di una faccia. E poi tante macchine e tanto caos: lui è un pò meravigliato e a disagio verso la cultura che l’ha plasmato a sua immagine e somiglianza. Quando Gashan arriva a Roma, si aspetta altre cose, il poliziotto italiano che lo riceve all’areoporto è un poliziotto meridionale, non ha mai visto un passaporto che viene da altrove, scritto in italiano; perchè la Somalia non aveva una lingua scritta, e nel passaporto c’è scritto “Repubblica Somala” e lui crede che sia falso e Gashan crede che il poliziotto sia un arabo: sono entrambi confusi, perchè Gashan parla italiano meglio del poliziotto.

 

Gashan mi sembra un personaggio molto autobiografico, è così?

Uno scrittore africano non scrive solo perchè sceglie di scrivere; non è una cosa estetica soltanto, c’è sempre qualcosa che ci coinvolge e fa parte anche delle nostre vite: quindi è più o meno autobiografico, sì…

Mi sembra che Il latte è buono voglia anche illuminarci sullo sguardo semplificato che gli occidentali hanno dell’Africa…

Come diceva mio nonno il problema dell’Africa è che abbiamo accolto tutti, l’Africa è sempre stata un posto di accoglienza e anche oggi la Somalia accoglie tutti quei rifiuti nucleari ...
L’Indonesia, la Cina producono le merci occidentali, le t-shirt, le camicie, ma hanno difeso le loro culture, quando si attacca la Cina si parla di democrazia, non abbiamo nient’altro da dire.... l’Africa invece ha accolto troppo il male…

A che tradizione letteraria si rifà questo testo?

Un somalo mi ha detto “Il tuo romanzo è un gabai”, una lunga litania filosofica. La struttura è tradizionale, italo-somala.... i somali nomadi raccontavano questa lunga storia che durava per pagine e pagine: quando ho cominciato a scrivere non ho potuto fermarmi prima di finirlo. I somali sono noti per l’arte del parlare, questo fa parte di quell’arte.

Lei ha scelto di scrivere Il latte è buono in italiano. A chi è destinato questo libro?

L’ho scritto per gli italiani che ho amato nella mia infanzia. Da adulto ho voluto che gli italiani si ricordassero di quello che sono stati e di quello che sono e della Somalia che hanno visto in modo artificiale. I somali della mia generazione hanno ancora un atteggiamento romantico verso l’Italia: difendo sempre gli italiani quando sono all’estero, è vero che la loro politica è un pò strana...
E’ colpa di Dante... L’italiano è la lingua di base, mentre il somalo non era scritto fino al ‘75: l’italiano era la nostra lingua, ce ne siamo appropriati. Il romanzo è anche per i meticci che sono diversi dagli altri italiani, che sono frustrati, per dir loro: “l’Italia vi appartiene, a causa dell’alienazione culturale non dovete chiudere le porte”. Come puoi dividere Mussolini da Siad Barre, il nostro dittatorino?! ... è per questo che è inutile lottare contro la mescolanza, se lotti perdi tempo e perdi la tua creatività.

March 21

No Mafia

 
 
IN RICORDO DI TUTTE LE VITTIME DELLA
 
 
 
 
 
 
February 06

10000 visite

 

 

10000 visite

October 24

Il Superuomo

Quando Zarathustra venne nella città più vicina, che sorgeva accanto alla foresta, vide molta gente radunata sul mercato; poiché era stato annunziato che un uomo avrebbe ballato sulla corda. E Zarathustra così parlò al popolo "Io vi insegnerò cos’è il Superuomo. L’uomo è qualcosa che deve essere superato. Che cosa avete fatto per superarlo? Tutti gli esseri fino ad oggi hanno creato qualcosa che andava al di là di loro stessi: e voi invece volete essere la bassa marea di questa grande ondata e tornare ad esser bestie piuttosto che superare l’uomo? [...]Che cos’è la scimmia per l’uomo? Qualcosa che fa ridere, oppure suscita un doloroso senso di vergogna. La stessa cosa sarà quindi l’uomo per il superuomo: un motivo di riso o di dolorosa vergogna Ecco, io vi insegnerò a diventare Superuomini; il Superuomo è appunto quel mare, in cui si può perdere il vostro grande disprezzo.

Nietzsche, Così parlò Zarathustra

 

August 31

Per quel generale desiderio

Per quel generale desiderio di sapere che per natura tutti gli uomini hanno, per quello speciale godimento che alcuni ne derivano, prima di assumere l’onere del regnare, fin dalla nostra giovinezza abbiamo sempre cercato la conoscenza, abbiamo sempre amato la bellezza e ne abbiamo sempre, instancabilmente, respirato il profumo.

Dopo aver assunto la cura del regno, sebbene la moltitudine degli affari di Stato richieda la nostra opera e le cure dell’amministrazione esigano grande sollecitudine, tuttavia quel po’ di tempo che riusciamo a strappare alle occupazioni ormai consuete, non sopportiamo di trascorrerlo nell’ozio, ma lo spendiamo tutto nell’esercizio della lettura, affinché l’intelletto si rinvigorisca nell’acquisizione della scienza, senza la quale la vita dei mortali non può reggersi in maniera degna di uomini liberi, e voltiamo le pagine dei libri e dei volumi, scritti in diversi caratteri e in diverse lingue, che arricchiscono gli armadi in cui si conservano le nostre cose più preziose.

 

                                                                                                                             

                                                                                                               FEDERICO II

 
August 26

Quattro ragazzini

 

 

 

Quattro ragazzini hanno dato spettacolo, ieri 25 Agosto 2006, al teatro Mediterraneo di Foggia. Di chi sto parlando? Di Roby, Dody, Red, e Stefano; dei Pooh naturalmente!

Il clima, che si respirava ieri sera al concerto, era proprio quello de "la grande festa". Il gruppo, in tournèe per festeggiare i "primi" quarant’ anni di carriera, si conferma pietra miliare della musica leggera italiana, proponendo, con i consolidati successi, nuove canzoni che bene sanno adattarsi alle nuove esigenze e ai nuovi costumi dei tempi; questo è il segreto di tanto successo, che permette ai Pooh di reclutare sempre nuovi fans, anche tra le nuove generazioni; notevole era infatti la presenza giovanile al concerto.

Era straordinario vedere genitori e ragazzi cantare le stesse canzoni, come se quel repertorio musicale fosse un patrimonio familiare, che si tramanda da padre a figlio. 40 anni di musica, di emozioni, di storie, che si intrecciano con la ricerca di nuove sfide, tra le quali sono da menzionare le numerose iniziative di beneficenza.

40 anni, con l' augurio di tanti altri ancora, per dire: è bella la vita! Questa è la grande festa! Questa è la magia dei Pooh!
August 24

Wish you were here

WISH YOU WERE HERE

 

 

 

So, so you think you can tell Heaven from Hell,
blue skies from pain.
Can you tell a green field from a cold steel rail? A smile from a veil?
Do you think you can tell?

And did they get you trade your heroes for ghosts?
Hot ashes for trees? Hot air for a cool breeze?
Cold comfort for change? And did you exchange
a walk on part in the war for a lead role in a cage?

How I wish, how I wish you were here.
We're just two lost souls swimming in a fish bowl,
year after year,
running over the same old ground. What have we found?
The same old fears,
wish you were here.

 
August 06

Sul Tempo

Sul tempo
-

E un astronomo disse: Maestro Parlaci del Tempo.
E lui rispose:
Vorreste misurare il tempo, l'incommensurabile e l'immenso.
Vorreste regolare il vostro comportamento e dirigere il corso del vostro spirito secondo le ore e le stagioni.
Del tempo vorreste fare un fiume per sostate presso la sua riva e
vederlo fluire.

Ma l'eterno che è in voi sa che la vita è senza tempo
E sa che l'oggi non è che il ricordo di ieri, e il domani il sogno di oggi.

E ciò che in voi è canto e contemplazione dimora quieto entro i confini di quel primo attimo in cui le stelle furono disseminate nello spazio.
Chi di voi non sente che la sua forza d'amore è sconfinata?
E chi non sente che questo autentico amore, benché sconfinato, è racchiuso nel centro del proprio essere, e non passa da pensiero d'amore a pensiero d'amore, né da atto d'amore ad atto d'amore?
E non è forse il tempo, così come l'amore, indiviso e immoto?

Ma se col pensiero volete misurare il tempo in stagioni, fate che ogni stagione racchiuda tutte le altre,
E che il presente abbracci il passato con il ricordo, e il futuro con l'attesa.

 

Kahlil Gibran 

July 18

il caos

Bisogna avere in sé il caos per partorire una stella che danzi.
 
 
 
 
 
 
 
Friedrich Nietzsche
July 12

Italia campione del mondo!!!

 
 
CAMPIONI
DEL
MONDO
June 03

Rinascere per sempre

In silenzio respirai
il suo respiro...
... era eterno...
 
 
 
April 20

Corpo di donna

Corpo di donna...(Venti poesie d’amore…, I)
-Pablo Neruda

Corpo di donna, bianche colline, cosce bianche,
tu rassomigli al mondo nel tuo atteggiamento d'abbandono.
Il mio corpo di contadino selvaggio ti scava
e fa saltare il figlio dal fondo della terra.

Sono stato solo come una galleria. Da me fuggivano gli uccelli
e in me la notte entrava con la sua invasione possente.
Per sopravvivermi ti ho forgiata come un'arma,
come una freccia al mio arco, come una pietra nella mia fionda.

Ma cade l'ora della vendetta, e ti amo.
Corpo di pelle, di muschio, di latte avido e fermo.
Ah le coppe del petto! Ah gli occhi dell'assenza!
Ah la rosa del pube! Ah la tua voce lenta e triste!

Corpo di donna mia, persisterò nella tua grazia.
La mia sete, la mia ansia senza limite, la mia strada indecisa!
Oscuri fiumi dove la sete eterna continua,
e la fatica continua, e il dolore infinito.

 

April 16

Se dovessi scegliere

 

 

 

Se dovessi scegliere una reliquia della tua Passione
Prenderei proprio quel catino colmo d'acqua sporca.
Girare il mondo con quel recipiente
E ad ogni piede cingermi dell'asciugatoio
E curvarmi giù in basso,
Non alzando mai la testa oltre il polpaccio
Per non distinguere i nemici dagli
amici
E lavare i piedi del vagabondo, dell'ateo, del drogato,
Del carcerato, dell'omicida, di chi non mi saluta più,
Di quel compagno per cui non prego mai,
In silenzio,
Finché tutti abbiano capito nel mio
il tuo Amore.

 

 

                                                                                            Madeleine Delbrel

 

March 12

Le Rovine

LE ROVINE

 

 

 

Per volere dei santi numi,

Servio vi pose custodi

della città di eterno spirito.

La stessa Roma egemone

scardinò la cinta;

il Tempo impietoso,

artefice di gloria, di rovina,

e di sospiro inquieto,

la logorò negl’anni.

 

Non vedete più il cielo.

Oggi siete prigioniere

di questa stazione,

né la gente vi degna

del suo sguardo:

non c’è tempo,

bisogna correre veloci

a prendere la metro!

 

Oggetto di arredo

per il McDonald’s qui a fianco.

Vetri di bottiglia infranti,

qualche mozzicone spento,

la puzza di piscio,

una targa affissa

racconta la vostra storia;

la memoria è preservata.

 

Questo è il vostro compenso,

Povere vecchiette!

A voi la dignitosa pensione,

per voi che foste erette enormi

fin lassù, dove volava la grande aquila reale.

È inevitabile che il mio pensiero ritorni,

come piccolo falco al suo nido ancestrale,

all’antica città dauna,

che di luce era il suo passato.

 

Le possenti mura,

serravano fortemente

la ben nota fama,

che il fedele leone,

dalla giovane criniera,

si guadagnò contro

il Sannio, nemico astuto,

prima che la corona sveva

edificasse la sua dimora

sul colle più alto,

e prima che il duomo

di Nostra Signora Assunta

fosse innalzato dagl’Angioini

sul sangue saraceno.

 

Oggi le rovine,

pennellate dal sangue

del sole morente,

cingono appena

la grande fame di lavoro

e la meschina indifferenza,

che mal si nascondono,

non solo per viltà,

tra palazzi crollati e crollanti,

appuntati e cementati,

tra macchine sfreccianti

sui viali ben sistemati,

tra giovani ben vestiti e festanti

nei pochi pub di questa città.

 

 

Pasquale Di Chinno

 

 

February 17

Voglia del nulla

Voglia del nulla
 
Charles Baudelaire
 
 
 
 


 
 
Triste mio spirito, un tempo innamorato della lotta, la
Speranza il cui sperone attizzava i tuoi ardori, non vuole
più cavalcarti! Giaciti dunque senza pudore, vecchio cavallo
il cui zoccolo incespica a ogni ostacolo.

Rassegnati, cuor mio: dormi il tuo sonno di bruto!

Spirito vinto e stremato! Per te, vecchio predone, l'amore
ha perduto il suo gusto, e l'ha perduto la disputa; addio,
canti di ottoni e sospiri di flauto! Piaceri, desistete dal
tentare un cuore cupo e corrucciato!

L'adorabile Primavera ha perduto il suo profumo.

Il Tempo m'inghiotte minuto per minuto come fa la neve
immensa d'un corpo irrigidito io contemplo dall'alto
il globo in tutta la sua circonferenza e non vi cerco più
l'asilo d'una capanna.

Valanga, vuoi tu portarmi via nella tua caduta?
February 05

I 18 anni di Pupo Rajo

AUGURI A MARCO
PER I SUOI 18 ANNI!!!
January 06

Se tu non parli

Se tu non parli
Rabindranath Tagore


Se tu non parli
riempirò il mio cuore del tuo silenzio
e lo sopporterò.
Resterò qui fermo ad aspettare come la notte
nella sua veglia stellata
con il capo chino a terra
paziente.

Ma arriverà il mattino
le ombre della notte svaniranno
e la tua voce
in rivoli dorati inonderà il cielo.
Allora le tue parole
nel canto
prenderanno ali
da tutti i miei nidi di uccelli
e le tue melodie
spunteranno come fiori
su tutti gli alberi della mia foresta.